Storia della televisione italiana - Intermedio #53
Podcast Italiano | Learn Italian (Intermediate & Advanced)
Podcast Italiano
4.9 • 560 Ratings
🗓️ 29 June 2025
⏱️ 35 minutes
🧾️ Download transcript
Summary
Transcript
Click on a timestamp to play from that location
| 0:00.0 | Bentornato o Bentornata ha un nuovo episodio di podcast italiano, un podcast per imparare l'italiano attraverso contenuti interessanti. L'episodio di oggi è imperdibile. Faremo un viaggio nel tempo alla scoperta della storia della televisione italiana. La televisione, questa scatola magica, un mezzo che non ha solo intrattenuto l'Italia, ma anche formato unito e raccontato l'interna nazione. Dall'arrivo dei primi televisori in bianco e nero fino a quello delle piattaforme digitali dei nostri giorni, la televisione ha avuto un ruolo centrale nella costruzione dell'identità italiana. Oggi ripercorriamo una storia fatta di alti e bassi, dinomi e volti famosissimi di programmi che hanno segnato un epoca e di ricordi condivisi da un'Italia riunita, davanti allo schermo. Ma prima di iniziare c'è un'offerta imperdibile per tutti gli amanti dell'italiano. Hai appena iniziato ad ascoltare Podcast Italiano e sei preoccupato perché hai paura di non capire o non conoscere le parole che sentirà in l'episodio? |
| 1:25.5 | Beh, noi abbiamo la soluzione. Con la nostra trascrizione, accompagnata da un glossario, imparirai e capirai tutte le parole difficili che useremo in questo episodio. La trascrizione è gratuita, facile da usare e disponibile subito con un semplice click. Vai nelle note dell'episodio, sull'app che sta usando per ascoltarci e vuolà troverai link ad aspettarti. Non lasciate la scappare, è completamente gratis e ricorda chi studia con dedizione usa la trascrizione. Irene, se mi permetti, devo dire una cosa importante ai nostri studenti. Sono appena tornato da un viaggio di due settimane in Andalusia, in Spagna, stupenda, proposito. E questo viaggio mi ha fatto ricordare quanto sia bello sapere la lingua del posto quando viaggi, che sia parlare con gli amici, se hai amici nel posto. Un saluto al mio amicontonio, ma anche solo chiedere indicazioni, fare due chiacchiere con le guide turistiche, con i camerieri, tutte cose che ti permettono davvero di vivere un'esperienza molto più ricca, più autentica e divertente, almeno secondo me. E meglio parli più, ti go di l'esperienza, quale può essere il problema? Il problema può essere che forse anche tu che mi stai ascoltando come tanti sei in questa situazione. Quando ascolti questi podcast o altri contenuti ti senti un fenomeno e capisci tutto quasi, ma poi quando parli ti blocchi, fai fatica e ti demoralizzi. Un consiglio che ti aiuterà finalmente a superare questa situazione, ovvero ai tochi. A i tochi è una piattaforma fantastica dove puoi fare lezione individuali di italiano, o di qual si asi lingua praticamente con insegnanti madrelingua, insegnanti nativi. Sui tochi puoi trovare l'insegnante giusto per te, con cui ti senti a tuaggio e che ti aiuterà a portare il tuo italiano a livello successivo. Suoi tochi puoi fare le azioni di conversazione se è ciò di cui ha bisogno, ma troverà insegnanti per ogni esigenza, grammatica, pronuncia, esami, di certificazione, qualsiasi cosa. E una delle cose più belle è che puoi fare le azioni comodamente da casa, anche dal divano o dal balcone che ne so, dalla piscina se sei così fortunata, fortunata da avere una piscina. Quando vuoi e comprezzi anche molto competitivi. Se vuoi iniziare a un regalo per te, vai nelle note dell'episodio nell'app dove lo stai ascoltando oppure sul sito web e clicca |
| 4:25.2 | sul link dedicato. Usa il codice Davide 6 e avrai 5 euro di sconto su lezione superiori a 10 euro. Quindi premi il link, provate ochi, sono sicuro che come tutti gli studenti poi mi ringrazierai. Scommetiamo e ora ti ripassò la parola Irene. Partiamo con la prima tappa del nostro viaggio nel tempo alla scoperta della storia della televisione italiana. Tutto cominciano gli anni 30, in un'Italia molto diversa da quella di oggi, quando ancora c'era il regime fascista. Siamo nella seconda metà degli anni 30. In Italia c'è il fascismo. Al potere già dal 1922, benito Mussolini, governo del paese con un regime autoritario, in poche parole con una dittatura, in cui ogni forma di comunicazione dai giornali al cinema, dalla radio ai manifesti per strada, è controllata dallo stato. Lo scopo è semplice, plasmare elementi degli italiani, convincerli che il fascismo è la strada giusta. In questo contesto nasce leyer lente italiano per le audizioni radiofoniche. |
| 5:48.9 | Praticamente... ad aggiusta. In questo contesto nasce Leyer lente italiano per le audizioni radiofoniche, praticamente l'organizzazione che gestisce tutte le trasmissioni radio italiane. Non esistono radio libere o private, c'è solo Leyer e trasmette solo ciò che è autorizzato da regime fascista. Infatti, nel 1935, una legge stabilisce che tutti i programmi radio devono passare sotto il controllo del regime fascista, affinché vengano controllati e approvati come coerenti con la propaganda del regime. La radio è il mezzo di comunicazione più potente dell'epoca. La televisione è ancora un sogno tecnologico, quasi fantascientifico, ma la radio è già ovunque, nelle case, nelle scuole, nei bar, nelle piazze. Mussolini la usa per fare i suoi discorzi al popolo e si aspetta che tutti ne abbiano una. Nel 1939 lei ha cominciato a fare esperimenti con la televisione, prima a Torino e poi a Roma e Milano. Non esistevano ancora i programmi televisivi come li conosciamo oggi. Si trattava infatti di test tecnici. Inizialmente si trasmettevano solo immagini e piccoli spettacoli, in bianco e nero e di pessima qualità. Alla fine degli anni 30, però le trasmissioni isperimentali si fanno più serie, nascono i primi programmi con un vero e proprio palinsesto, cioè un calendario di appuntamenti organizzati, proprio come quello dei canali TV di oggi. Le trasmissioni, seppur limitate e ancora in fase di test, inizano ad assomigliare a quelle della televisione moderna. Ma la televisione non è ancora un strumento popolare di fuso. I televisori sono rari, costosissimi e solo pochissime persone possono permetterse lì. Non a caso tra i primi luoghi ad avere un attivo ci sono Villa Torlonia, la residenza privata di Mussolini e i palazzi vaticani. La televisione era infatti anche simbolo di potere e ricchezza. Le trasmissioni, comunque, venivano trasmesse soltanto in alcune città del nord e del centro Italia, soprattutto a Roma, Torino e Milano, dove vengono istallate le prime antenne private. Arracontare tutto questo, c'era il radio corriere, una rivista che pubblicava ogni settimana i programmi radio e TV. E grazie a queste pubblicazioni che oggi possiamo ricostruire ciò che è successo. Comunque, questo sogno futuristico dura pochissimo. Arriviamo alla seconda tappa del nostro viaggio, il 31 maggio del 1940, giorno in cui, proprio quando la tv sembrava ormai avviata, il governo ordina l'interruzione immediata di tutte le trasmissioni televisive. La motivazione ufficiale si parla di interferenze con i sistemi di navigazione aérea, ma in in realtà dietro quella decisione, c'è qualcosa di più grande. L'Italia sta per entrare in guerra nella seconda guerra mondiale, e ogni energia economica e industriale deve concentrarsi sulla guerra. Le industrie che stavano costruendo televisori si convertono alla produzione di armi, radio-militari e apparechibellici, mentre i bombardamenti della guerra distruggono tutti gli archivi dell'Eyer, cioè le registrazioni, i copioni, i pali insesti e i documenti delle prime trasmissioni televisive italiane. Tutto va perduto e, decomme se quella prima televisione italiana non fosse mai esistita. Durante l'occupazione desca dell'Italia, anche gli impianti tecnici di Roma vengono smontati e trasportati in Germania. Inazisti portano via tutto, trasmettitori, antenne, strumenti, ma quei stessi strumenti, dopo la guerra, verranno recuperati dagli alleati e restituiti all'arai, la radio-televisione italiana, organizzazione che prenderà il posto dell'Eyer nel 1944, dopo la caduta del fascismo. Nel 1949, gli ingegneri italiani ricominciano dall'I, recuperano il vecchio trasmetitore dell'Eyer e lo installano a Torino su una collina nella zona dell'eremo. Questa seconda sperimentazione porterà al grande debuto ufficiale della televisione italiana, che avverrà nel 1954, quando finalmente si inizierà a trasmettere su tutto il territorio nazionale. |
| 11:26.0 | Ed è così che arriviamo alla terza tappa del nostro viaggio, la televisione italiana, riparte. La RAI, radio televisione italiana, inizia oggi il suo regolare servizio di trasmissioni televisive. Con queste parole, il 3 gennaio 1954, |
| 11:46.4 | folvia colombo una conduttrice italiana, da il via alle trasmissioni della nuova televisione italiana. La TV torna nelle case italiane di quei pochi che possono permettersela. I programmi erano trasmessi in bianco e nero e solo in alcune ore del giorno. Il primo canale della televisione italiana si chiama RAI 1. |
| 12:05.0 | Per quanto riguarda le trasmissioni, la RAI seguiva delle norme e non poteva trasmettere sceni che avrebbero turbato la pace sociale in rispetto dei valori familiari e religiosi. In tv erano bandite le scenie di RIS, il rispetto dei valori familiari e religiosi. |
| 12:27.6 | In tibù erano bandite le scene violente, vulgari ed erotiche. Le prime trasmissioni rai includono infatti delle interviste. La domenica sportiva, già immancabile all'epoca, una rubrica musicale chiamata a sette note e un ospettacolo intitolato l'orchestra delle 15. A quanto pare in questo periodo, cioè nel 1954, una televisione costava quanto un automobile. Il prezzo più basso sul mercato era di circa 150.000 lire, che corrispondono a circa 3.000 euro oggi per quanto sia difficile per agonare la lire all'euro. Allora, il segnale dell'attivu arriva a coprire tutto il territorio nazionale, mentre all'inizio arriva solo in alcune zone del nord e centro-Italia. D a tutti o comunque a chi poteva permetterselo di comprare una televisione a prescindere dalla regione di residenza. Comunque negli anni 50 la TV rimane un bane di lusso, tanto che la gente inizia a radunarsi per guardare la televisione in gruppo, nei bar o nelle case dei conoscenti che possedevano un televisore, soprattutto in una certa sera di gennaio, quando per la prima volta viene trasmesso il festival di sarremo in diretta sul piccolo schermo. Solo schermo compare il palco del teatro, del casino di Sarremo. È lì che si svolge la quinta edizione del festival della canzone italiana, che per la prima volta entra nelle case degli italiani, grazie alla televisione. Hai capito bene? Il festival era cominciato quattro anni prima, nel 1951, sempre al casino di Cerremo, ma in un'altra sala, la sala da pranzo del casino, essenza alcuna telecamera. Il festival nasce in silenzio, più come un esperimento che come un un evento nazionale. Prima del 1955 viene trasmesso solo il radio e seguito, anzi, ascoltato da pochissime persone. Dal 1955, però il Festival di Sarremo verrà trasmesso in televisione per tutti i italiani. Questo è l'inizio di una tradizione che durerà fino ad oggi. Il festival del 1955, ovviamente, è molto diverso dal festival che conosciamo oggi nel 2025. I cantanti si muovono timidamente sul palco. Non c'è molto intrattenimento, le inquadrature sono statiche, ma è comunque una novità soluta e per la prima volta gli italiani possono vedere in faccia i cantanti più amati della musica italiana. col tempo la televisione trasformerà il festival. Da evento di micchia diventerà un rito collettivo che unisce tutti gli italiani. Oggi infatti non è più solo una competizione tra cantanti. È lo specchio della società italiana, di una società che canta, sogna, balla, si commuove e si veste bene, almeno una volta all'anno. Comunque, nello stesso periodo nascono anche i primi telequiz italiani e diventano subito popularissimi. Per fare un esempio, menzioniamo lascia orradoppia, condotto da Mike Bonjourno. Mike Bonjourno è stato un presentatore importantissimo conosciuto e amato da diverse generazioni nel tempo. Pensa che è nato nel 1924 ed è rimasto un volto familiare fino alla sua morte nel 2009. avuto un ruolo fondamentale, non solo nella televisione italiana, ma anche nell'unificazione linguistica del Paese, perché con i suoi programmi, trasmessi in tutta Italia, e rivolti a un pubblico vastissimo contribui a diffondere l'italiano standard, in un' epoca in cui molti parlavano ancora principalmente di aletto. Molti dicono che l'unità d'Italia non la fatta garibaldi, ma ammai buongiorno. Comunque un altro programma ha tanto amato della fine degli anni 50 e lo zecchino d'oro. Un festival musicale di canzoni per bambini, dove i bambini cantano canzoni scritte da adulti, spesso contesti divertenti educativi o anche poetici. La mia generazione ancora ricorda tanti classici dell'ozzechino d'oro, come il valzer del moscherino, pop-off e il caffè della peppina. Intanto, negli anni 60, con il progresso dell'economia, i prezzi dei televisori iniziano ad essere più accessibili e sempre più persone hanno la possibilità di comprarne uno. Questo è un bene perché il primo obiettivo |
| 18:06.2 | della RAI, in quanto ente pubblico, era proprio quello di alfabetizzare il paese. Come detto prima, negli anni 50 e 60, infatti, l'Italia era ancora segnata da forti disuguagianze, c'erano analfabeti, tanti dialetti diversi e un bel divario tra Nord e Sud. Allora la tv entra in scena con una missione e nascono programmi come non è mai troppo tardi con dott. Alberto Manzi che insegna gli italiani adulti a leggere e scrivere. Le trasissioni dell'epoca avevano uno scopo e uno |
| 18:46.8 | stile sobrio ed educato. Niente vulgarità, niente nudo, niente parolecce, niente sangue. Si evitavano temi vulgari e si preferivano contenuti che potessero unire invece che dividere. nel 1957 poi poi nasce Carosello, un programma storicamente famoso in Italia che aveva il compito di fare pubblicità. Gli spot pubblicitari fanno quindi ingresso nelle TV italiane, perché fino a quel punto ancora non esistevano, ma devono rispettare rigorose regole stylistiche e narrative. Il nome del prodotto pubblicizzato può essere citato solo all'inizio e alla fine di un filmato dell'adurata, massima di 2 minuti e 15 secondi. Una sfida, poco dopo, negli anni 60, accadono due eventi importantissimi. Prima di tutto, nasce un secondo canale RAI, chiamato RAI II. In più, c'è il primo collegamento via satellite tra Italia e Stati Uniti, che permette agli italiani di assisteri ai venti fondamentali della storia contemporanea in diretta, come los barco del primo uomo sulla luna nel 1969, evento che unisce circa 500 milioni di spettatori. Arriviamo dunque alla quarta tappa del nostro viaggio, gli anni 70. Negli anni 70, la televisione italiana cominci a cambiare profondamente. Dopo anni di trasmissioni in bianco e nero, arriva la televisione a colori, ma con un ritardo clamoroso. Infatti, arriva solo nel febbraio del 1977, 10 anni dopo che era arrivata in paesi come la Germania o la Francia. Perché tutto questo ritardo? Beh, perché si temeva che la tivua colori costosa e quasi sempre importata avrebbe avuto effetti devastanti sulla situazione economica italiana del momento. Comunque, nel frattempo, le tv straniere iniziano a farsi spazio in Italia, soprattutto al nord, così come le tv private, prima solo vi accavo, poi anche via etere, cioè senza usando solo il segnale. Intanto nasce un nuovo canale rai, un terzo canale rai, accanto a Rai1 e Rai2 nasce in dovina, Rai3 bravo, Rai1, Rai2 e Rai3 occupano precisamente il primo, il secondo e il terzo canale della televisione italiana. In questo periodo, in più, la televisione pubblica italiana subisce una riforma importante che sposta il controllo della RAI dal governo direttamente al Parlamento, cioè dove |
| 22:06.4 | siedono i rappresentanti di tutti i partiti politici. |
| 22:10.3 | E per evitare che un solo partito abbia il |
| 22:14.3 | controllo totale della TV pubblica, quindi |
| 22:18.0 | completo e totale accesso alle case ai |
| 22:21.7 | cuori degli italiani, si decide di dividere la gestione dei tre canali principali, Rai 1, Rai 2, Rai 2, Rai 2, Rai 2, Rai 2, Rai 2, Rai 2, Rai 2, Rai 2, Rai 2, Rai 2, Rai 2, Rai 2, Rai 2, Rai 2, Rai 2, Rai 2, Rai 2, Rai 2, Rai 2, Rai 2, Rai 2, Rai 2, Rai 2, Rai 2, Rai 2, Rai tre canali principali, Rai 1, Rai 2, Rai 3 tra i principali partiti politici del periodo. Questo accordo si chiama l'ottizzazione. Rai 1 viene affidato alla democrazia cristiana. Rai 2 va al partito Socialista italiano e Rai 3 viene dato al Partito Comunista italiano. Arriviamo così alla quinta tappa del nostro viaggio, gli anni 80 e 90, caratterizzati dallo sviluppo delle TV private. In pochi anni nascono centinaia di piccole mittenti e, proprio in questi anni, iniziamo a sentire un nome destinato a fare la storia d'Italia, nel bene o nel male, quello di Silvio Berlusconi. Attraverso la sua azienda, Fin Invest, Berlusconi, acquista e unisce diversi reti locali, creando una rete nazionale alternativa alla RAI, che prenderà poi più in là il nome di MediaSett. A questo punto ci sono due grandi gruppi, RAI e MediaSett, che si dividono praticamente tutto il pubblico italiano. Nel 1990 entra in vigore la legge Mammi, una legge che stabilisce che un'azienda privata, come MediaSet, può gestire al massimo tre canali. Nazcono quindi tre canali, di tutta risposta risposta a Rai 1, Rai 2 e Rai 3. I canali di Berlosconi si chiamano Rete 4, canali 5 e Italia 1 e d'occupano rispettivamente il canale numero 4, 5 e 6 degli schermi italiani. La media set non ha il tono serioso della RAI. Anzi punta tutto sullo spettacolo e sull'intertennimento. Rete 4 con le sue telenovelas o soppopera è destinato ad un pubblico femminile. Canale 5 porta programmi per tutta la famiglia, come chi ha incastrato Peter Pan, un programma di intrattenimento comico, |
| 24:46.0 | condotto da Paolo Bonoli se lo calaurenti in cui i protagonisti sono bambini. Infine, Italia 1 è destinato ad un pubblico giovane e curioso, interessato a cartoni animati giapponesi e sereti vuomiricane. In tutto ciò l'arai cerca di stare al passo, ma ormai il sistema è duale. Da una parte la tivu pubblica, cioè l'arai più istituzionale, dall'altra le reti private, più leggeri, più informali. Si apre un dibattito acceso, dove la tivublica accosa la TVU privata di abbassare il livello culturale della gente. Ma in umeri parlano chiaro, la TVU privata con questa milioni di telespectatori. Ovviamente in tanto si diffondono altri canali nazionali anche appagamento, ma con un pubblico molto più ridotto rispetto all'arai e a media set. Se dovessimo omenzionare tutti i canali dell'attivu italiana finiremmo nel 2000 mai, più tosto. Procediamo con la 6.tappa del nostro viaggio nel tempo, gli anni 2000 Nel 2001 nasce la 7, che occupa il canale numero 7 della TV. Intanto la televisione italiana si fa ancora più spettacolare, è il decennio dei reality show, dei toc pomeridiani, dei canali di musica e dei programmi strieri, rivisitati e riadattati al gusto italiano. Il piccolo schermo diventa una rena pubblica quando nasce il fenomeno del trash televisivo, contenuti esagerati, discussioni orlate, litigi, amore e tradimenti in diretta. Il pubblico si divide, c'è chiama questi programmi e chi li considera il simbolo della decadenza culturale, senza decenza dove si condivide tutto, dalla quotidianità all'intimità. I giovani intanto si appassionano a due canali in particolare. MTV e All Music, due canali musicali che offrono un'alternativa fresca, dinamica e internazionale rispetto alla TV tradizionale italiana. Oltre ai video musicali, MTV trasmette i programmi di intrattenimento, cartoni, realitisciò, |
| 27:27.0 | c'è rimoglie di premiazione, come Oscar. All music, allo stesso modo, trasmette video musicali, classifiche, concerti e interviste, ma con meno spazio per i realiti. Il suo stile è più pulito, meno caotico rispetto a MTV ed è apprezzato soprattutto da chi cerca musica senza troppe distrazioni. Insinte sì, MTV è più orientato al mondo della cultura popolare mentre o il musica è più dinicchia. Quindi fino ai primi anni 2000, la Tivou italiana era dominata da Rai e Media 7, ma dal 2003 tutto cambia. Si passa dal segnale analogico a quello digitale attraverso il digitale terrestre. Il digitale terrestre ha sostituito il vecchio segnale analogico uno digitale, più efficiente e moderno. Chi aveva un televisore vecchio analogico ad dovuto comprare un decoder, un apparecchio esterno da collegare alla TV per continuare a vedere i canali. Pensà che i televisori venduti dopo il 2009 hanno quasi tutti il decoder integrato. E il digitali terrestre ha permesso alla TV italiana di avere più canali TV sulla stessa frequenza, ma anche di trasmettere immagini in alta definizione e di offrire ai telespettatori nuovi servizi come i sottotitoli e la guida TV interattiva. Il digitale terrestre segna una vera rivoluzione e grazie a questa nuova tecnologia il numero dei canali disponibili e splode. Nascono centinaia di nuovi canali anche tematici come Rai Gulp e Boeing, canali con cartoni animati per bambini o Rai Movie e Iris, canali per appassionati di cinema e canali dedicati all'informazione continua come Rai News 24 o TG-24. Il palincesto si frammentaa e ogni telespettatore può finalmente scegliere cosa guardare quando e come. Questo sembra l'inizio di una nuova epoca d'oro per la televisione, ma in realtà è anche l'inizio della sua crisi, diciamo, sì perché proprio mentre la TV cerca di reinventarsi qualcosa di gigantesco inizia a crescere internet e con internet le abitudini degli italiani e non solo cambiano radicalmente. Arriva YouTube, arrivano le piattaforme on the manned, social network, le prime serie ti vuda a guardare, anche illegalmente in streaming. E così l'idea di sedersi tutti insieme davanti a uno schermo. Alla stessa ora a guardare lo stesso programma diventa sempre più rara. poioi nel 2015 arriva il vero terremoto Netflix, con migliaia di film, documentari, serie e cartoni disponibili in qualsiasi momento, in qualsiasi lingua e senza pubblicità. Lo spettatore diventa protagonista. Non è più passivo, non deve adattarsi ai film che la TV trasmette e aiorari in cui questi film vengono trasmessi. Ma può scegliere attivamente cosa vedere. È la fine della TV lineare, tradizionale e l'inizio della cosiddetta TV on the mend. In poco tempo, nascono nuove piattaforme. Pra in video, Disney+, NaughtyV e tante altre. A questo punto, la televisione italiana deve adattarsi. Rai e MediaSet creano le propria piattaforme online, RaiPlay e Media Set Infiniti, per recuperare almeno una parte del pubblico che ormai guarda contenuti solo su piattaforme come Netflix. Ma non è facile. La concorrenza espietata e soprattutto internazionale. Le serie italiane iniziano a stufare, a risultare antiche, soprattutto per i riguisti dei giovani italiani che si appassionano sempre di più alle serie straniere, specialmente americane, britanniche e spagnole. Anche se dobbiamo dire che alcune serie italiane hanno avuto un successo pazzesco sia in Italia che all'estero. Pensiamo a Gomorra, a Romanzo Criminale, tutte serie molto stereotypate, o alla mica geniale, i medici, serie prodotte con l'ambizione di essere viste anche all'estero. Intanto, la TV e Internet si contaminano a vicenda. |
| 32:47.0 | I influencer iniziano ad apparire nei programmi televisivi e i programmi TV cercano di diventare virali sui social. E così piano piano arriviamo al giorno d'oggi nel 2025. Oggi abbiamo tutto, sempre basta schiacciare un pulsante del telecomando e abbiamo accesso |
| 33:09.3 | accenti... nel 2025. Oggi abbiamo tutto, sempre basta schiacciare un pulsante del telecomando e abbiamo accesso a centinaia di canali, piattaforme di streaming, notizie in tempo reale, seri e tivuta ogni angolo del mondo, documentari storici, eccetera eccetera. È utilissimo, comodo, perfino educativo. Possiamo imparare una lingua, |
| 33:27.0 | guardando una serie in lingua originale con i sottotitoli, capire la politica, seguendo talk show e in chieste, ed esplorare la storia con documentari interessanti e intrattenenti. Ma c'è sempre un ma. |
| 33:43.0 | Avvere tutto a disposizione subito, senza sforzo, a volte stanca. Questo è una mia opinione. Non c'è più lattesa, l'emozione, la curiosità che ti rosicchia, che ti mangià mentre aspetti la prossima puntata della tua serie preferita. tutto è lì disponibile quando vuoi tanto che scegliere a volte diventa difficile. Magari pensi a cosa guardare per mezz'ora, poi non riesce a scegliere tistuffi e metti una cosa a caso. Questo secondo me è un po' il paradosto della bundanza. quando hai troppe possibilità diventa difficile apprezzare e goderci davvero l'esperienza. Comunque, se sei arrivato o arrivata, fin qui, grazie di cuore per l'ascolto. Spero che questo viaggio sia stato interessante per te. Se ti è piaciuto, ti invito a lasciare un commento su Spotify o sul nostro sito podcastitaliano.com e magari puoi dirmi che cosa ti piace guardare in televisione, se preferisci la televisione tradizionale o le piattaforme di streaming come Netflix ad esempio. E soprattutto voglio sapere se hai visto qualche serie di |
| 35:06.3 | vù o qualche film italiano in italiano. Inoltre, se ti va, ti ricordo che puoi lasciarci |
... |
Please login to see the full transcript.
Disclaimer: The podcast and artwork embedded on this page are from Podcast Italiano, and are the property of its owner and not affiliated with or endorsed by Tapesearch.
Generated transcripts are the property of Podcast Italiano and are distributed freely under the Fair Use doctrine. Transcripts generated by Tapesearch are not guaranteed to be accurate.
Copyright © Tapesearch 2026.

