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Podcast Italiano | Learn Italian (Intermediate & Advanced)

I mestieri dell’Italia passata - Intermedio #48

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🗓️ 20 April 2025

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Summary

Trascrizione con glossario (gratis) In questo episodio di livello intermedio, parliamo dei mestieri tradizionali italiani ormai scomparsi o in via d'estinzione, che ci raccontano com'era l'Italia prima del boom economico. Altri link e risorse utili: Fonetica Italiana Semplice, il mio corso di pronuncia italianaScarica l'ebook: "Come raggiungere il livello avanzato in italiano"Il mio ebook gratuito, "50 modi di dire per parlare come un italiano"Fai una lezione di italiano su Italki e ricevi 1...

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Se pensiamo come vivevano i nostri genitori, nonni e biznonni in Italia, ma magari anche nel tuo paese, ci rendiamo conto di quante cose siano cambiate in 50 o 100 anni. L'Italia, prima del miracolo economico, quindi essenzialmente quel periodo che va tra gli anni 50 e 60 del secolo scorso, Era un paese povero arretrato e prevalentemente agricolo, con un'industria ancora poco sviluppata. Per fare un esempio i supermercati che oggi diamo per scontati, fanno parte dell'esperienza umana almeno nel mondo sviluppato, non esistevano. il primo è arrivato in Italia a Milano nel 1957 e in un paese molto diverso anche i mestieri che facevano le persone erano diversi dove si motornare indietro di 100 anni o più troveremo un paese in cui la maggior parte delle persone lavorava nei campi oppure nelle fabbri che anche se l'industrializzazione in Italia è arrivata con un certo ritardo rispetto agli altri paesi europei macciarano anche altri mestieri tradizionali che oggi ci sembrano curiosi visti dalla prospettiva di una persona del 2025 mestieri che oggi sono di fatto spariti, scomparsi. Non esistono più perché sono stati di fatto reisi, obsoleti dal progresso e dall'industrializzazione. Mentre altri sopravvivono affatica magari per tradizione e folclore. In questo episodio ti voglio raccontare alcuni di questi lavori del passato, specie alcuni che ritengo particolarmente curiosi e interessanti perché ci raccontano qualcosa su com era l'Italia del Passato. L'Italia, in buona parte precedente al boom economico, che come diceva, è stato un momento di svolta incredibile, un vero e proprio spartiacque nella storia del nostro paese. Io sono Davide e questo è Podcast Italiano, un Podcast per chi vuole imparare l'italiano attraverso contenuti interessanti. Prima di iniziare ti ricordo che questo episodio ha accompagnato da una trascrizione e da un glossario gratuiti

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che poi trovare sul mio sito podcastitaliano.com, ma ti lascio il link nelle note dell'episodio. La trascrizione è davvero un strumento importante perché ti aiuta a ottenere il massimo dalle episodio. Io ti consiglio di leggere e ascoltare allo stesso tempo se non riesci a capire, diciamo, il 60-70% di quello che dico, ma anche di usare il glossario dopo aver ascoltato per rivedere le parole che magari non hai capito o che vorresti memorizzare. Comunque il link nella nota dell'episodio, lo puoi trovare nell'app che sta aiusando per ascoltarmi come Spotify o Apple Podcast o qualsiasi App di Podcast. Bene, il primo mestiere di cui ti voglio parlare è quello dell'arrotino. Il verbo stesso arrotare, che significa affilare, ci racconta il mestiere dell'arrrotino. L'arrrotino era una figura indispensabile nelle città e nei piccoli paesi e lo è stato fino alla metà del novecento. Il suo compito era appunto quello di affilare coltelli da cucina o forbici da sarta e vari strumenti d'ataglio utilizzati sia in casa che nelle botteghe degli artigiani. Affilare, a proposito, significa rendere la lama di uno strumento più tagliente, più affilata, appunto si parla infatti del filo di una lama, da cui appunto affilare. Ecco, ma si dice anche a rotare, che ha lo stesso significato, e l'arrotino girava per le strade con una bicicletta o con un carreto su cui era montata una mola, cioè lo strumento che serviva per affilare le lame. Questa mola girava come una ruota da cui il verboare appunto. Il messiere dell'arrotino non era semplice, col sole con la pioggia era sempre in cammino, vagava da un paesino all'altro in cerca di lavoro annunciando i propri servizi alla gente che passeggiava o che era affacciata sul balcone. E per annunciarsi gridava una frase famosa, icônica, che ancora viene usata oggi da quei pochi arrotini rimasti, cioè donne è arrivato l'arrotino. E se ti stai chiedendo perché l'arrotino parlasse direttamente alle donne, nello specifico, la risposta è semplice. All'epoca, in una società molto diversa dalla nostra, si credeva che il compito di organizzare, prendersi cura della casa e quindi anche degli strumenti da cucina, aspettasse esclusivamente alle donne, considerate le custodi della cucina e della casa, in generale. Comunque, con l'arrivo dei coltelli in acciaio inox, cioè inossidabile e delle affilatrici elettri che ma anche più in generale dei supermercati dove uno può andare a comprare un coltello nuovo se quello vecchio non funziona più bene, la figura dell'arrotino ha perso la sua rilevanza oggi ed è quindi sicuramente un mestiere in via di estinzione, ma non ancora del tutto estinto. Oggi gli arrotini girano ancora raramente, ma girano ancora per le strade con un furgone sormontato da alto parlanti che riproducono il loro slogan famosissimo, che tra l'altro è lo stesso per tutti, cioè tutti gli arrotini usano la stessa registrazione danni. La arrotina faceva spesso anche l'ombrellayo, cioè la persona che riparava gli umbrelli rotti o danneggiati sostituendo le stecche e i tessuti strappati degli ombrelli. Poi con la diffusione degli ombrelli economici che si pagano davvero a poco prezzo e si rompono anche dopo pochi utilizzi appena c'è un po' divento, si rompono. Anche questo mestiere dell'ombrellayo è quasi scomparso. Mestieri come la rotino e l'ombrellayo sono, se vogliamo il simbolo di un epoca in cui le

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cose, quando si rompevano, si aggiustavano, si riparavano e non si buttavano via, perché sarebbe stato un lusso. Comunque, come ho già menzionato, può capitare di vedere ancora oggi a rotini e ombre, l'hai, cercarsi il lavoro per le strade di alcune città, fra cui Roma, come ci segnala

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la nostra corrispondente Irene, ma anche qui da me in provincia di Torino, a volte capita di sentire l'arrotino che passa annunciato dall'altoparlante del suo furgono. mi è successo tra l'altro pochi giorni fa.

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Approposito ti voglio far sentire l'annuncio dell'arrotino. E' arrivato l'arrotino, arota con telli, forbicine, forbicida seda con telli da prosciutto. Donne è arrivato l'arrotino dell'ombrell'ayo. aggiustiamo gli ombrelli, l'ombre laio donne, ripariamo cucini a gas. Abbiamo i pezzi di ritambio per le cucine a gas. Se avete perdite di gas, noi le aggiustiamo. Se la cucina fa fumo, noi togliamo il fumo per la vostra cucina a gas. Dopo aver parlato dell'ombrellayo, diamo il via a una lunga lista di mestieri che terminano con il sufficio aio. Devi sapere che aio si usa spesso per riferirsi a mestieri. Mi viene in mente, per esempio, il giornalayo. Altro mestiere di cui forse dovremmo parlare perché si sta estinguendo, comunque colui che vende giornali, oppure un mestiere che esiste ancora oggi, anche se forse non va più così di moda è quello del loro loggiayo che si occupa di riparare orologi. Bene, ti voglio dunque parlare del carbonayo, cioè col collui la persona che produceva carbone partendo dalla legna. Il processo interessante, quando la legna viene bruciata lentamente, in assenza di ossigeno, si trasforma praticamente in carbone vegetale, bisogna, però, fare attenzione che non si trasformi in genere, che non si incene risca. Ecco perché il lavoro del carbonario era molto fatico, era infatti in necessario sorvegliare il fuoco giorno e notte per diversi giorni proprio per evitare che il fuoco, la combustione, diventasse troppo intensa e in cenerisse lana. E questo non era l'unico sacrificio richiesto. I carbonai trascorrevano lunghi periodi in montagna, dalla primavera all'autunno per tagliare la legna e costruire queste carbonaje, cioè praticamente delle cattaste di legna, dei mucchi di legna, costruiti con una una tecnica particolare che erano costruiti proprio all'interno dei boschi. Queste cattaste venivano coperte di terra e foglie e lasciate bruciare lentamente per giorni dall'interno in un processo di combustione controllata, appunto che aveva come risultato quello di produrre il carbone, probabilmente lo detta male, ma in sostanza questo era il processo per come lo posso capire io. Il messiere di carboneio era molto diffuso fino alla metà del secolo scorso, quindi fino a metà del 900. Oggi non è completamente scomparso. Infatti a quanto pare ci sono ancora carbonai che operano soprattutto in carabria, poi con la diffusione del gas e dell'electricità per il riscaldamento e per la cucina, questa attività è diventata obsoleta. Oggi il carbone si usa principalmente per fare i barbe più o barbe più inchiù in base alla pronuncia che adottiamo, che si chiamano anche grillate in italiano, oppure per alimentare i fuocchi dei forni alleña nelle pizzerie. quindi la persona comune non ha un particolare fa bisogno di carbone, non è un materiale di cui

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ha una grande necessità, diciamo così, però quello del carbonaio è stato un mestiere molto importante per l'Italia, in particolare per il nord, dove il clima è più freddo. Passiamo al prossimo mestiere, il cordaio, anche detto Funaiolo, ovvero colui che costruiva le corde, le funi, che servivano i contadini per legare i fashidi fieno, grano e paglia fra loro. E non solo perché si sa che le corde hanno mille usi diversi. Il cordaio fabbricava corde di lino o altre fibre naturali come la canapa che veneva raccolta, fatta e siccare, macerata nell'acqua e poi scomposta, vero divisa in tanti sottili filamenti, come dei capelli che venivano fatta e asciugare al sole per poi essere uniti e filati, così da diventare una corda. Questo mestiere era fondamentale quando le corde erano fatti a mano con fibre naturali,

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poi con l'avvento delle fibre sintetiche e delle macchine per la produzione industriale, anche la figura del cordaio aperso, importante a sparire piano piano. Il mestiere del cordaio ci ricorda anche un po' quello della filatrice, quella persona che trasformava le fibre naturali come Lanna, Lino e cotone infilati da tessere, materiali che potevano essere appunto tessuti. Questo mestiere era essenziale prima della rivoluzione industriale, prima che arrivassero le fabbri che tessili. Poi ovviamente anche lui aperso la sua centralità rimanendo per una pratica artigianale, come la maggior parte dei mestieri che abbiamo menzionato finora. In seguito abbiamo il lattio, cioè colui che consegnava il latte fresco, porta a porta, cioè casa per casa, ogni mattina. La figura dell'attayo è rimasta credo fino a gli anni 50 o 60. Adesso non so dirlo con certezza, quindi prendete con le pince questa informazione, però i nostri noni di solito parlano ancora dell'attayo, quindi suppongo che fino all'avvento dei supermercati, i lattai fossero ancora molto diffusi nelle città. E anche il lavoro dell'attayo non era facile, col sole con la pioggia arrivava nei paesi e nelle città alle prime ore del mattino di solito in bicicletta sulla quale erano sistemati dei grossi contenitori di alluminio pieni di latte latte, appena a munto, latte fresco. All'epoca il latte si vendeva grezzo non sterilizzato, non pastorizzato perché proveniva direttamente dalla stalla, cioè da dove si trovano le mucche. Quindi le donne di casa erano costrette a bollirlo, ok, farlo bollire anche più volte per appunto renderlo bevibile. Alcuni lattai pensavgiravano per strada direttamente con i loro greggi di mucche o capre e su richiesta mungevano sul posto gli animali per poi riempire le bottiglie, in vetro ovviamente non in plastica dei clienti.

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Tra l'altro, una cosa fascinante è proprio questa, che l'attayo, passando di casa in casa, recuperava le bottiglie di vetro vuote. E questa, dal mio punto di vista, sarebbe una pratica ecologica che avrebbe senso riportare in vita, riportare in auge, come diciamo anche in italiano, con la diffusione dei supermercati e dell'atte allunga conservazione, la figura dell'attayo è quasi completamente scomparsa. Anche se dove abito io al nord esistono da, direi, una quindicina da anni delle casette dei chioschi che di fatto sono dei distributori automatici di latte crudo, distributori che vengono gestiti direttamente dagli allevatori. Ora, non so quanto siano diffusi nel resto d'Italia facendo una rapida ricerca, mi pare di capire che siano soprattutto una cosa comune qui al nord e soprattutto nelle provincie di Milano e di Torino. Io non lo mai preso in realtà i lati da questi distributori, a mezzo, comunque il latte crudo che va sempre bollito come si faceva un tempo e consumato entropoco tempo, a meno che uno non sia interessato, imprendersi malattie, poco simpatiche, diciamo così. Andando avanti possiamo menzionare lo zoccolio, cioè colui che produceva, fabbricava gli zoccoli in legno, un tempo molto diffusi, soprattutto nelle campagne. Gli zoccoli erano una calzatura, una calzatura e qualcosa che si mette ai piedi, questo è il termine tecnico, che era apparentemente di facile realizzazione, perché tradizionalmente erano fabbricati da un unico pezzo di legno di ontano o pioppo, un legno resistente e delastico che è anche ottimo per essere entagliato. Il calzolio lavorava al panchetto, cioè praticamente una panca in legno su cui si sedeva e gestiva tutto il processo che è un po' troppo lungo e complicato da spiegare, non sono la persona giusta per farlo. Comunque si trovano molti video online, se ti interessa vedere come si fabricavano gli zoccoli. In passato gli zoccoli erano, di fatto, la calzatura più comune tra i contadini e le classi urbane meno abienti. E furono anche una delle poche alternative all'andare in giro o scalzi, almeno fino al secondo dopo guerra quando poi la riprese economica permise la diffusione delle scarpe. Ovviamente le scarpe esistevano già da un sacco di tempo, però appunto erano un oggetto di l'uso che le persone non potevano cambiare ogni qualche mese come come facciamo oggi, che magari oggi abbiamo persino collezzioniamo Scarpe, abbiamo decine di Scarpe, questo ci aiuta a capire quanto era differenti la vita al tempo, dove un paio di Scarpe era un lusso per la maggior parte delle persone dei contadini almeno, poi con l'evoluzione della moda e l'arrivo di material materiali più leggerie confortevoli il messiere dell'ozzo colaio e scomparso quasi del tutto, restando vivo solo in alcune zone dove gli zoccoli tradizionali sono ancora apprezzati. E non è finita qui, perché fra i messieri antichi che presentano questo suffisso aio, abbiamo anche il selciayo o anche selciaiolo o selciarolo, ovvero con lui che costruiva il selciato, cioè praticamente il pavimento delle strade, la copertura delle strade. Il suo lavoro consisteva praticamente nel posare i ciottoli e le pietre per pavimentare strade e piazze. Se ti immagini un centro storico italiano tipico probabilmente te lo immaginerai, con quella tipica pavimentazione stradale formata da cubetti di pietra o in alternativa ciottoli quindi pietre un po' più piccole un po' più curve. Trall'altro quei cubetti di pietra o in alternativa ciottoli, quindi pietre un po' più piccole e un po' più curve. Tra l'altro quei cubetti tpc vengono chiamati di solito sampietrini, un termine che deriva da piazza sampietro a Roma dove furono utilizzati per la prima volta a quanto pare nel 16th century, oppure anche bolognini che in teoria sarebbero più diffusi al nord, anche se io li ho sempre sentiti chiamare sampi e trini almeno qui a torrino, non so in altre città. Oggi questo tipo di pavimentazione rimane comune in Italia, almeno nei centri storici fuori dai centri storici ovviamente più comune

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lasfalto, ma non esiste più la figura del selciayo, del selciaiolo perché della pavimentazione delle città si occupano operaje dili generici o imprese specializzate, ma anche anti-pubblici che si occupano di sistemare le strade.oi abbiamo anche il materassayo, colui che realizzava e in bottiva materassi con l'ana o crine. Il crina sarebbe un materiale, può essere di origina animale o vegetale che si usava appunto per in bottire i materassi. Questo mestiere è sopravvissuto fino alla seconda metà degli anni

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settanti in Italia, per il periodo in cui ancora si usavano i vecchi materassi in bottiti di Lanna. Oggi compreiamo un materasso e lo usiamo finché non si rompe, magari lo giriamo in base alla stagione per dormire sul lato giusto, cioè quello invernale o estivo, magari ogni tanto lo sbattiamo, lo disinfettiamo, ma in passati vecchi materassi in bottiti

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di L'Hana venivano lavati periodicamente o meglio venivano scucciti, veniva stratta la Lana allo rinterno, veniva lavata, stesa al sole ad asciugare, cardata, cioè districata, pittinata, diciamo così, e poi veniva a rimessere nel materasso, quindi una pratica abbastanza laboriosa che ha veniva di solito nei mesi estivi, ed era il materasciio che doveva ridare forma ai materassi, doveva rikucirli e renderli piatti. Non era facile da reforma alla lana, poi come poi ben immaginare con la produzione industriale, l'avvento di materiali sintetici e la diffusione dei materassi in gomma più ma o ammolle, questo mestiere è praticamente scomparso, corrare eccezioni. E poi c'era il lampionario, ecco questo mestiere interessante che a sentirlo oggi può sembrare strano, può sembrare curioso. Oggi i lampioni nelle strade si accendono automaticamente da solia, a una certa ora. Ma fino alla prima metà del 900 esistevo una figura chiamata il lampionayo che aveva al compito di andare in giro e accendere a spegnere i lampioni a gas delle strade tutti i giorni. Era un lavoro

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che richiedeva precisione e puntualità perché la città dipendeva dalla sua efficienza per

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avere luce nelle ore serali e notturne. Ovviamente con l'illuminazione elettrica automatica,

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anche questo messiere diventato obsoleto, ma è resistito appunto fino agli anni 50 perché

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l'illuminazione elettrica non c'era ancora in tutta Italia. Un altro mestiere che richiedeva puntualità era quello del campanaro, cioè colui che suonava manualmente le campane delle chiese, scandendo il tempo per la comunità. Campanaro ha proposito a questo suffioaro, che praticamente allo stesso significato di Aio, la cosa curiosa è che di solito il sufficio Aio è comune intoscana ed è quindi, diciamo, il sufficio standard che si è diffuso un po' nel resto di Italia con la diffusioneusione dell'Italiano, ma ci sono parole che hanno anche ARO e ARO è più tipico del centro Italia di Roma in particolare, tanto che alcuni mestieri moderni, diciamo così, per esempio il Chebabbaro, la persona che vende Chebab, hanno proprio questo suffisso di origine romana,aro, che quindi ha una certa vitalità oggi. Comunque, tornando al nostro campanaro, anche questo con i sistemi elettronici e le campane automatizzate, è un mestiere che è praticamente scomparso, che resiste solo in poche chiese storiche, come la torre degli azinelli a Bologna,

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che ancora dei campanari che suonano secondo le antiche tradizioni, almeno in occasioni come Natale, Pasqua e Capodanno. Quello del campanaro è un messiere tra l'altro molto pericoloso, perché le campane sono oggetti enormi e pesanti, per cui è necessaria anche una certa forza fisica, ma è anche un messiere importante, infatti in passato i rintocchi delle

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campane erano fondamentali per scandire il tempo, scandire leggernate e la vita quotidiana delle comunità. E erano anche una sorta di sistema di comunicazione collettivo che annunciava e ventire vigiosi, civili e anche situazioni di emergenza. Ora voglio parlare di un mestiere un po' più artistico che in Italia ha una sua importanza culturale che a quanto pare qualcuno chiama prese pista. Non so se un nome ufficiale ma l'ho trovato online, praticamente il prese pista sarebbe l'artigiano, l'artista specializzato nella creazione, nella realizzazione di preseppi artigionali, che cos'è un preseppe o un preseppio? Abbiamo queste due varianti. È una raffigurazione artistica della natività di Gesù, che è fatta con Statoe, con figure in miniatura, o addirittura in alcuni casi anche con personaggi viventi, questo è il caso dei presepi viventi che esistono in alcune città italiane, e si allestiscono chiaramente durante il periodo di Natale, molte persone, persone religiose, realizzano il proprio presepio o presepe in casa insieme all'albero di Natale. Il presepista dunque crea gli sfondi, le case, le statuette, quindi tutti i diversi messiari che vediamo nel contesto del presepe, e poi gli animali, il cibo in miniatura, eccetera. Sebbene il presepe

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si è ancora una tradizione vive in Italia, la produzione industriale di statuette e decorazioni in plastiche altri materiali ha ridotto il numero di artigiani specializzati. Tuttavia Napoli è rimasto un mestiere tipico storico, e lungo via sangregorio armeno si trovano ancora oggi le bottegge di questi maestri artigiani che creano a mano statuine in terra cotta o carta pesta. Se passi da Napoli, soprattutto durante il periodo di Natale, è una cosa che ti consiglio di andare a scoprire. Prima di arrivare al gran finale che un messiere davvero molto particolare,i unico che non conoscevo sinceramente che non avrei mai immaginato fosse esistito, vorrei dedicare due parole a un lavoro meno artigianale, ma comunque curioso che ormai è stato praticamente soppiantato dalla tecnologia direi, cioè quello dell'odella centralinista. Prima dei telefoni automatici per poter fare una chiamata era necessario passare attraverso un centralinista che lavorava nel centralino, appunto, che collegava manualmente le linee che connetteva letteralmente persone distante tra loro, il lavoro del centralinista o della centralinista perché spesso erano donne, come vedremo, consistevano nell'inserire ed estrarre dei cavi, dei jack, un'operazione che era necessaria per connettere e disconnettere una chiamata tra due utenti. Esistevano migliaia di centrali inisti che allo stesso tempo connettevano centinaia di cavi telefonici tra una telefonata e l'altra. E come dicevo di solito era un mestiere femminile, anche perché purtroppo le donne costavano meno rispetto agli uomini, quindi penendo pagate di meno venivano assunte per questo lavoro. Comunque poi con l'automazione delle telecomunicazioni anche questa professione se non è del tutto scomparsa è cambiata, si è voluta in maniera profonda. Ora non bisogna più fare nulla di manuale, ne ricordare milioni di numeri di telefono a memoria. Trall'altro pare che l'uso di pronto, che è il saluto che in italiano usiamo quando rispondiamo al telefono, quando riceviamo una chiamata, diciamo, pronto, ecco pare che questo uso di pronto abbia a che vedere con la figura del centralinista che confermava che il collegamento tra i due utenti era pronto e che quindi la chiamata poteva iniziare. Ma arriviamo ora al gran finale che qualcosa che probabilmente non ti aspetti è un bestiere che esistito, diciamo, durante la guerra ed è qualcosa di davvero particolare, ovvero lo amor radar. Infatti durante la la seconda guerra mondiale, prima che i radar diventassero di uso comune, alcune persone verivano impiegate per intercettare il rumore degli ai rei nemici utilizzando degli strumenti chiamati aerophoni. Questi dispositivi, questi ai aerophoni, erano praticamente dei grandi coni metallici collegati tra loro da tubi e servivano ad amplificare i suoni provenienti dal cielo. Il tutto poi terminava con due aperture appoggiate sulle orecchie dell'operatore che così praticamente poteva percepire rumori che solo con l'orecchio umano non sarebbero stati percepiti. Luomoradar non aveva superpoteri, ma era posizionato in luoghi strategici, come Colline Omontagna e grazie a questi strumenti, era in grado di captare la direzione, ma anche la distanza degli aerei nemici. In Italia, in particolare, furono arruolati anche uomini non vedenti che si ritenneva fossero più sensibili ai suoni e quindi avevano un vantaggio in più. E quindi praticamente erano dei radar umani in un certo senso che con il proprio udito e con questi strumenti rudimentali erano in grado di percepire l'arrivo degli aerei d'alontano. Curioso, vero, io non sapevo che questo mestiere si stesse, non conoscevo questa pagina della storia militare italiana, ed è davvero curioso. Bene, siamo arrivati alla fine di questo episodio, abbiamo visto alcuni mestieri già i stinti, alcuni che stanno sparendo e che comunque sono una testimonianza del passato, una capsula del tempo che ci riporta a un epoca che non c'è più. La tecnologia va avanti e ciò che ieri era da normalità oggi è un ricordo passato. Ma sono curioso di sapere quali fra questi mestieri ti ha colpito di più, magari quali di questi mestieri esistevano anche nel tuo paese, perché sicuramente non sono solo mestieri italiani, ma diffusi anche in altri paesi. Quindi fa a mi sapere con un commento con un commento cui mi sta escoltando, come Spotify, dove puoi anche lasciare commenti oppure sul mio sito. Perché adesso è anche possibile lasciare commenti agli episodi del podcast direttamente sul sito podcastitaliano.com. E se ti piace questo progetto, magari lascia anche un voto positivo o una recensione positiva.

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Siamo arrivati alla fine, ti saluto e ti ringrazio per l'ascolto. Alla prossima, ciao!

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