4 donne che hanno cambiato l’Italia - Intermedio #62
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🗓️ 12 May 2026
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| 0:00.0 | Quando leggiamo i nomi di personaggi storici, sui libri di storia, su una targa, sotto a un monumento e in una piazza, lo facciamo in fretta. Attraversiamo quei nomi con lo scuardo, senza fermarci davvero a riflettere sul fatto che quei nomi non sono mai solo nomi. Sono persone che in un modo nell'altro hanno cambiato la storia e il mondo in cui viviamo oggi. Hanno inciso sulla società, sulle leggi, sull'amentalità collettiva e quasi sempre lo hanno fatto senza sapere davvero quanto grande sarebbe stato il risultato delle loro scelte. Spesso che ha cambiato il mondo o la società, lo ha fatto attraverso decisioni personali che senza sembrare inizialmente straordinarie hanno finito per cambiare il modo di pensare e di vivere di milioni di persone. |
| 1:06.4 | Se ci pensiamo, tutto ciò che oggi consideriamo avanzamento o progresso è il risultato di una lunga catena di persone che hanno aggiunto un cambiamento, un miglioramento alla volta. E la cosa forse più sorprendente è che spesso chi ha fatto davvero la differenza non si è reso conto subito della portata del proprio gesto. Non c'era la consapevolezza di stare cambiando la storia. C'era piuttosto un'idea, una necessità, una curiosità, una passione o semplicemente la scelta di non accettare che le cose resta serroferme. Per questo, quando agile già molti quei nomi, dobbiamo farlo con un po' più di attenzione, perché quei nomi non sono solo riferimenti del passato, sono le fondamenta del presente. Il mondo in cui viviamo che ci sembra così stabile e definito è in realtà il risultato di tante trasformazioni, dovute attante persone che hanno voluto cambiare le cose, spesso andando contro quello che era normale nel loro tempo. In questo episodio parleremo di alcuni di questi nomi. Se ci pensi la maggior parte dei personaggi storici insionati nei libri di storia sono uomini. In generale spesso abbiamo l'impressione che siano stati gli uomini a scrivere la storia, ma uomini e donne hanno contribuito allo stesso modo nello scrivere la storia del mondo. La storia è piena di contributi intrecciati, complessi, collettivi. E troppo spesso il ruolo delle donne nei cambiamenti della storia è stato raccontato o meno, o raccontato in modo secondario. E invece è stato centrale in ogni ambito, nella scienza, nella cultura, nella società, nelle scoperte e nelle innovazioni. Per questo, in questo episodio, abbiamo deciso di parlare di quattro donne, quattro, pioniere, straordinaria, che in anni e ambiti diversi hanno sfidato le convincioni sociali e juridiche del loro tempo, apprendo la strada alle mancipazioni femmini le in Italia, ma anche al progresso sociale, riscrivendo il ruolo della donna della società. Io sono Irene e questo è Podcast Italiano, un podcast che ti aiuta a migliorare il tuo italiano attraverso contenuti autentici e interessanti che trattano la cultura e la società italiana. Prima di iniziare, ti ricordo che questo episodio, come tutti i episodi, è accompagnato da una trascrizione, parola per parola, di tutto l'episodio, ed da un glossario che presenta tutte le parole più difficili di questo testo, spiegate in italiano e tradotte in inglese. Troverà inoltre anche la spiegazione delle strutture grammaticali più difficili che userò. Sì alla trascrizione che il glossario sono risorse molto utili perché sta studiando o vuole imparare l'italiano senza sforzo. Trovi il link a tutte queste risorse in descrizione, ossulsito podcastitaliano.com nella sezione podcast intermedio. Ti ricordo che queste risorse sono tutte gratis. Approfittane. La storia da cui partiamo è una storia che ancora oggi colpisce parecchio secondo me. È la storia di Francaviola. Nel cuore della Sicilia degli anni 60, in un'Italia ancora approfondamente concentrata sulla reputazione e sulla cultura dell'onore, la vita di una ragazza poteva cambiare in un attimo e quasi sempre non per scelta sua. In quel contesto, la donna non era ancora pienamente riconosciuta come soggetto autonomo. La sua libertà personale era spesso filtrata attraverso la famiglia. Le scelte di vita della giovane donna erano fatti dai genitori, o meglio dal padre. In questo contesto l'onore familiare era visto come un valore collettivo, più importante della volontà individuale. Franca viola è la figlia di una famiglia di coltivatori, dato lescente a 15 anni, si fidanza con filippo melodia, mi potete di un boss mafioso, e membro di una famiglia benestante. In quel periodo melodia viene arrestato per furto e per appartenenza a una banda mafiosa. Questo induce il padre di Franca, Bernardo, arrompeere il fidanzamento. Per queste ragioni, la famiglia viola è soggetta una serie di violente minacce e intimidazioni. Il loro vigneto viene distrutto, il caso l'are bruciato. E Bernardo viola viene addirittura minacciato con una pistola e con queste parole. Chista è chitta che scacerà la testa vossia, chista questa la pistola è chitta è quella che scacerà la testa che farà saltare la testa a vossia a voi, cioè a te. Ma tutto ciò non cambia la sua decisione, il padre di Franca e anche Franca non vuole che i due stiano insieme. Franca affermerà. Io non sono proprietà di nessuno, nessuno può costringermi ad amare una persona che non rispetto. L'onore lo perde chi le fa certe cose, non chi le subisce. Una affermazione forte di una donna forte, dato il periodo e Piazzonio, il rello di Piazzonio, |
| 7:46.0 | il rello di Piazzonio, |
| 7:48.0 | il rello di Piazzonio, il rello di Piazzonio, il rello di Piazzonio, il rello di Piazzonio, il rello di Piazzonio, il rello di Piazzonio, la figlia. Franca viene rapita, segregata per giorni, violentata, malmenata e tenuta |
| 8:09.0 | in condizioni di totale isolamento. A quel punto, secondo la logica dell'epoca, tutto sembrava già scritto. Esisteva infatti una norma precisa del codice penale italiano, articolo 5, che prevedeva la possibilità di estingue e reireato se l'autore sposava la persona ofesa. In altre parole, se lo stupratore sposava la vittima, riparando nell'onore, cioè metteva in atto il cosiddetto matrimonio riparatore, cancellava la violenza sessuale ai occhi della legge. E la cultura dominante vedeva questo matrimonio riparatore come una sorta di soluzione accettabile, se non addirittura necessaria per salvare l'onore della vittima. Praticamente l'unica salvezza era consegnarla nelle mani del suo carnefice, ma è proprio qui che la storia cambia direzione. Quando viene proposta la cosiddetta pacciata, un'incontro tra le famiglie per formalizzare il matrimonio e chiudere il caso, i genitori di Franca finguono di accettare in accordo con la polizia, ma all'alba del 2 gennaio 1966, le forze dell'ordine fanno in ruzione e liberano Franca, arrestando melodia e i suoi complici. Da quel momento accade qualcosa che rompe completamente lo schema sociale dell'epoca. Per la prima volta in Italia una donna rifiuta apertamente il matrimonio riparatore. La pressione sociale è fortissima. In quel contesto una ragazza che subiva una simile vicenda avrebbe dovuto sposare il il suo aggressore per rimettere a posto le cose. Il rifiuto significava esporti al giudizio pubblico, a rischio di essere considerata disonorata, esclusa, marginalizzata. Ma Franca Viola continua per la sua strada. Il processo che segue, presso il tribunale di trapani, diventa un caso nazionale. La difesa tenta di ribaltare la narrazione, parlando di Fuitina, cioè di una foga d'amore consenziante, una tradizione locale che avrebbe dovuto giustificare il gesto e normalizzarlo come premessa al matrimonio. Ma l'impianto accusatorio regge. Il pubblico ministero sottolinea con forza il valore della scelta di Franca, riconoscendo che il suo rifiuto non è solo personale, ma simbolico. Una rottura con la logica passata secondo cui la donna deve adattarsi alla violenza subita per preservare l'unore. Filippo Melodia viene condannato nel 1966 a 11 anni di carcere insieme ai complici. Le successive riduzioni di pena e i processi d'appello non cancellano l'impatto della sentenza. Per la prima volta, la legge non si piega all'allogica del matrimonio riparatore come soluzione automatica. La vicenda ha un ecco enorme in tutta Italia, diventa oggetto di dibattito politico, sociale e juritico, perché mette in discussione non solo un singolo caso, ma un intero sistema culturale. E infatti, negli anni successivi, la norma delle noze riparatrici viene progressivamente sbottata di senso fino alla sua abolizione nel 1981. Poi, solo nel 1996, la violenza sessuale verrà finalmente riconosciuta come erriato contro la persona e non contro la morale. Dopo la vicenda, Francaviola sceglie una vita lontana dai riflettori, durante la quale si sposa e riceve attestati di solida rietà istituzionale, ottenendo in contri e riconoscimenti anche dal Presidente della Repubblica e dal Papa. Paolo Sesto. La storia di Franca è diventata anche parte della cultura popolare, ispirando film, libri e opereti attrali, perché rappresenta qualcosa che va oltre il singolo evento. La ruttura di un meccanismo sociale che per secoli aveva confuso l'onore con il controllo sulla libertà individuale. La sua vicenda ispirò nel 1970 il film La moglie più bella di Damiano Damiani, dove Franca, sotto il nome di Francesca, è impersonata da una giovannissima ed esordiente ornella muti. Il cantautore Otello Profazio, l'edicola canzone la Regina senza re, la scrittrice Beatrice Morroy, la reza oggetto nel 2012, del suo libro Niente Cifu, che venne però rinnegato dalla stessa Francaviola, in quanto dipingeva la figura del padre come un uomo cattivo e prepotente. Nel 2022, la sua vicenda ha espirato anche il film prima donna. Oggi il nome di Franca Viola non rappresenta soltanto una ragazza siciliana dei anni 60. È diventato il simbolo di una svolta storica. Un simbolo di riscatto, il nome di tutte le donne che hanno vissuto nella stessa condizione senza poter trovare la forza o la possibilità di rivelarsi. |
| 14:06.9 | Così che, da quel momento in poi, nessuna donna dovrà più essere costretta a fare i conti con una simile violenza. Passiamo ora alla storia di un'altra donna che ha cambiato l'Italia, la storia di Alfoncina strada. All'inizio del novecento in Italia, il mondo dell'osport era pensato come una dimostrazione di forza, di resistenza, di ciplina fisica. E tutto questo nella mentalità dell'epoca apparteniva quasi completamente ai uomini. Le donne, quando comparivano, lo facevano ai margini. |
| 14:49.0 | Spetta trici, figure decorative, oppure eccezioni tantorare. L'idea che una donna potesse gareggiare, sudare, cadere, rialzarsi, Competere su lunghi percorsi contro uomini allenati e professionisti non era solo insolita. Era quasi inacettabile. Si pensava che il corpo femminile fosse inadatto, fragile, non compatibile con la fatica estrema. E questa convinzione non era solo culturale, era sociale, quotidiana, normale. In questo contesto si sviluppa la storia di Alfonzina strada, che nasce da una famiglia poverissima e analfabeta delle campagne emigliane, dove la vita è fatta di lavoro nei campi, fatica, pochi mezzi e molti figli. Nonostante la povertà estrema in cui vivevano nel 1901 il padrecarlo a questa una bicicletta dal medico del paese, un mezzo quasi da rottamare, ma ancora funzionante. Alfoncina impara a pedalare su quella bicicletta, sviluppando una passione immediata e intensa. Prima dei quattor dici anni inizia a partecipare di nascosto a diverse gare, mentendo ai genitori e dicendo di andare a messa la domenica. Secondo alcune fonti, alla sua prima gara, a Regge Milia, al funzina vince addirittura un maiale vivo. Quando la madre scopre la verità, le dice che avrebbe potuto continuare a pedalare solo se che si fosse spusata e fosse andata via di casa. A 24 anni il 26 ottobre 1915 al fonsina sposa quindi Luigi Strada, un meccanico che diventerà il suo primo sostenitore e manager. Come regalo di nozze riceve una bicicletta da corsa. Nel 1907, a 16 anni, si trasferisce a Torino. Città in cui il ciclismo era molto diffuso, anche tra le donne. Qui inizi a gareggiare, ottenendo il titolo di miglior ciclista italiana. A Torino conosce Carlo Messori che la convince a partecipcipare al gran pri di Pietro Burgo del 1909, dove riceve una medaglia dallozzarni con la secondo. Nel 1911, a Monc alieri, al fonsina stabilisce il record mondiale femminile di velocità con 37.000 chilometri orari e e sei anni più tardi si scrive al giro di lombardia come prima donna a competere con uomini in una corsa su strada. Alfonzina arriva ultima, tre classificati, con un'ora e mezzo di ritardo, ma porta a termine la gara quando molti uomini si ritirano. La sua partecipazione suscita ironia e polemiche, ma lei continua a gareggiare. L'anno dopo, partecipa di nuovo al giro di Lombardia, arrivando ventonesima. Nel 1924, decide di iscriversi al giro d'Italia. La sua presenza è controversa. Inizialmente il suo nome non viene pubblicato correttamente sui giornali. Sì teme infatti che il giro possa risultare una vera e propria paglia c'ata. E così poco prima dell'inizio del giro di Italia, il suo nome compare sulla Gazetta dello Sport, come Alfon sin strada di Milano. Non si sasse la A mancante di Alfon sin A, si ha dovuta un errore o ha una precisa volontà. Fatto sta però che un altro quotidiano riporta il nome Alfonzino Strada, un nome maschile. Inizia il giro d'Italia. Alfonzina conclude le varie tappe in estrema oritarto, ma si impegna e arriva a pedalare fino a 21 ore consecutive. Nonostante le cadute, le forature delle gomme e le condizioni prohibitive riesce a completare il giro. In un'intervista dichiara, sono una donna, è vero, e può darsi che non siamo molto estetica e graziosa una donna che è corre in bicicletta. Vede come sono ridotta? |
| 19:49.0 | Non sono mai... e può darsi che non siamo molto estetica e graziosa una donna che corre in bicicletta. |
| 19:46.5 | Vede come sono ridotta? Non sono mai stata bella, ora sono muostro. Ma che dovevo fare? Non sono pentita. Ho avuto delle amarezze, qualcuno mi ha schernita, ma io sono soddisfatta e so di avere fatto bene. Alfonzina non vince il giro, ma lo attraversa fino in fondo. E questo cambia tutto, perché per la prima volta una donna non è spettatrice dell'osport, ne e eccezione tollerata. È una presenza che ha attraversato lo stesso percorso dei uomini fino alla fine, attirando gli occhi degli aspettatori curiosi. E il significato di questo gesto va oltre lo sport, perché mette in crisi un'idea intera di società, quella secondo cui certi spazi, certe fatiche, certi livelli di competizione non fossero per le donne. Dopo il giro, la sua carriera continua tra una gara e l'altra. Diventa una figura iconica, una ciclista che non rappresenta solo se stessa, ma la possibilità stessa di superare un limite. e anche quando il ciclismo non le permette più di competere come prima, perché viene bandita dal giro d'Italia, la sua presenza continua a pesare simbolicamente. La sua storia resta una delle più potenti del ciclismo italiano, e non perché abbia vinto tutto, ma perché ha fatto qualcosa di più |
| 21:26.8 | raro? Ha dimostrato che una cosa considerata impossibile, poteva essere fatta. E ogni volta che oggi vediamo una donna nello sport professionistico, soprattutto in discipline di resistenza o di alto livello competitivo, lo dobbiamo anche ad Alfonzina, ai suoi sogni e al suo coraggio di aver rincorso una strada che prima di Alfonzina strada semplicemente per le donne non esisteva. Anche Alfonzina ha ricevuto molti riconoscimenti, racconti, romanzi, spettacoli teatrali e film, ma anche varie canzoni fra cui Alfonzina e l'Abici, nel video clip di questa canzone, ad interpretare la protagonista, cioè Alfonzina, è Marguerita Hac. Su di lei è stata scritta anche la biografia gli anni erudenti di Alfonzina strada, |
| 22:26.8 | il romanzo dell'unica donna che accorso il giro di Talia assieme ai uomini. E poi, a tante piste ciclabili e vie è stato dato il suo nome, a Milano, a Ravenna, a Perugia. Inoltre, la salita piùgnativa del giro di Talia Wimmen, 2021 è stata denominata Cima Alfoncina strada. Ma abbandoniamo lo sport per parlare di un'altra donna molto importante per noi italiani. Entriamo in punta di piedi nella storia di Lydia Poet. Ci troviamo in piemonte nella seconda metà dell'810. L'Italia è un paese che si sta ancora costruendo, ma che resta profondamente ancora a un'idea molto rigida dei ruoli sociali. Le donne, anche quando istruite, anche quando capaci, sono quasi sempre escluse dagli spazi del sapere ufficiale e ancora di più da quelli della legge della politica delle istituzioni. Il diritto, in particolare, è considerato un territorio esclusivamente maschile, tecnico, pubblico, non ha dato alla sensibilità femminile secondo le convinzioni dell'epoca. Ed è proprio in questo scenario che emerge la figura di Lydia Poett, nata nel 1855 a a perero, in una famiglia benestante e colta. Fin da giovane si muove in un percorso di studi non comune per una donna del suo tempo. Studia lingue, insegna, ottiene di plomi, frequenta scuole anche all'estero, trasvizzera e piemonte. |
| 24:25.0 | È una formazione solida, ampia, già in parte fuori luogo, ma il vero cambiamento avviene quando decide di iscriversi alla facoltà di giù risprudenza all'università di torino. È una scelta quasi rivoluzionaria, non tanto per la difficoltà degli studi, quanto per ciò che rappresenta, una donna che entra in un mondo che non la contempla. Si laurea nel 1881, con una tesi che già dice molto della sua visione. La condizione femminile femminile e il diritto di voto alle donne. Non è solo un'esercizio accademico, ma una presa di posizione intellettuale in anticipo sui tempi. Dopo la Laura svolge il praticantato legale supera brillantemente le zamedi abilitazione abilitazione e chiede l'iscrizione all'ordine degli avvocati di Torino. Qui accade qualcosa che segna un punto di rottura nella storia juridica italiana. La sua richiesta viene accolta. Inizialmente. E per un bravo momento, nel 1883, Lidia poet diventa ufficialmente la prima donna ammessa all'esercizio della vocatura in Italia. Ma quel sogno dura pochissimo. Il procuratore generale del regno contesta la decisione, Sostenendo che l'iscrizione non si allegittima. Il caso arriva fino alla corte da pello e poi alla corte di cassazione. La sentenza finale ribalta tutto. L'escrizione viene annollata. La motivazione non è solo tecnica ma profondamente culturale. La Corte afferma che la donna non può esercitare l'avvocatura, perché così dice la legge. Ma soprattutto nelle argomentazioni emergono chiaramente estereotipi dell'epoca. Si sostiene che le donne non siano adatte alla durezza del dibattito giudiziario, che la loro presenza |
| 26:46.6 | nei tribunali sia in opportuna, che la toga su un corpo femminile risulti quasi fuori luogo e che nella donna manchino delle qualità ritenute necessarie alla professione quali fermezza, costanza e rationalità. |
| 27:08.9 | È un linguaggio che oggi colpisce proprio perché non è neutro, non si limita a escludere, ma giustifica l'esclusione come naturale. La decisione provoca un forte dibattito pubblico, anche fuori dall'Italia. La vicenda diventa simbolo di una contraddizione evidente, una donna formata, competente, preparata, viene sclusa non per incapacità, ma per la sua identità. Da quel momento, l'idiepoet non può esercitare formalmente come avvocata, ma questo non l'allontano dal diritto. L'avora con il fratello avvocato, segui casi, si occupa di minori, di persone fragili, di diritti sociali, all'arga progressivamente il suo campo d'azione, entrando anche nel dibattito internazionale sui sistemi penitenziari. |
| 28:07.4 | Partici va infatti ai congresti penitenziari internazionali dove per decenni contribuisce a riflessioni avanzate per l'epoca, la funzione rieducativa della pena, la necessità di protezione dei minori, l'idea che il carcere non debba essere solo punizione, ma anche re-incerimento. Sono temi che oggi consideriamo centrali nel diritto moderno, ma che allora erano ancora infase e embryonale. La svolta formale arriva solo molti anni dopo, con la legge del del 1919 che finalmente da accesso alle donne ai pubblici uffici e alle professioni. A quel punto Lidia Poet ha già più di 60 anni, ma nonostante all'età non rinuncia a completare simbolicamente il suo percorso. Nel 1920 viene finalmente ammessa all'ordine degli avvocati. È un riconoscimento tardivo, ma potentissimo. Non perché cambia la sua vita quotidiana, ormai già segnata da anni di attività, ma perché chiude un cerchio storico. Ciò che era stato negato per principio diventa finalmente legittimo. Nei ultimi anni continua a impegnarsi nel sociale, anche nel movimento per il suffragio femminile e muore nel 1949 a 93 anni. La sua storia non è solo quella della prima Madonna di legge, ma quella di una frattura nel sistema, una frattura che mostra con chiarezza quanto le escolusioni non siano mai naturali, ma costruite. E soprattutto quanto spesso il cambiamento inizi prima del riconoscimento ufficiale. Nelle Aule, nelle idee, e nel coraggio di chi continua a esercitare il proprio mestiere anche quando il sistema. un'ho scelto di un'ho scelto di un'ho scelto di un'ho scelto di un'ho scelto di un'ho scelto di un'ho scelto di un'ho scelto di un'ho scelto di un'ho scelto di un'ho scelto di un'ho scelto di un'ho scelto di un'ho scelto di un'ho scelto di un'ho scelto di un'ho scelto di un'ho scelto di un soprattutto grazie alla serie TV di Netflix, la legge di Lydia Poet, dove Lydia è interpretata da Matilda dei Angelis, famosa ricce italiana riconosciuta a livello internazionale. Io non ho ancora visto questa serie, ma te la consiglio, una mia mica mi ha detto che è bellissima e che è assolutamente da recuperare. Concludiamo con la storia di Tina Anselmi. Nel primo novecento e poi ancora nel pieno della Seconda Guerra Mondiale, l'Italia è un paese attraversato da contraddizioni fortissime. Da un lato c'è un mondo che cambia con le donne che iniziano lentamente a entrare nel lavoro, nella scuola, nella vita pubblica. Dall'altro però resta un impianto sociale ancora profondamente patriarcale in cui la politica, le istituzioni e perfino l'idea stessa di cittadinanza attiva sono quasi interamente maschili. È un'Italia in cui la guerra non è un'idea lontana ma una presenza concreta che entra nelle case, nelle scuole e nei paesi e soprattutto è un'Italia in cui la libertà, quella vera, non è ancora un dato stabile. È qualcosa che si perde e si riconquista, spesso, a un prezzo altissimo. In questo scenario si colloca Tina Anselmi, nata nel 1927, a Castell Franco Veneto, cresce in una famiglia che predica una forte attenzione ai valori civili, ma è soprattutto il contesto storico a segnare la sua formazione. Il fascismo prima e poi la guerra, con tutta la sua brutalità. Da adolescente, Tina vive direttamente uno degli episodi che segneranno per sempre la sua coscienza. Durante un rastrellamento nazifascista viene obbligata ad assistere insieme ad altri studenti all'impicca gione pubblica di decine di prigionieri. È un momento di rotura. Non è più solo la guerra raccontata, è la violenza resa spettacolo, imposta come intimidazione collettiva. |
| 32:48.1 | Dallì nasce la scelta di entrare nella resistenza. Con il nome di battaglia, Gabriella, Tina diventa staffetta partigiana. Le staffette sono spesso invisibili nella narrazione storica, ma fondamentali per il funzionamento della rete partigiana. Erano persone che, in sella alla loro bicicletta, trasportavano messaggi segreti, spesso nascosti o imparati a memoria, e mettevano in comunicazione le brigate isolate, portavano anche armi, |
| 33:27.8 | viveri e medicinali, accompagnavano persone in fuga, lungo per corsi sicuri e raccoglievano informazioni sui movimenti nemici. Molterano donne e riuscivano a passare più inosservate, fingendo una vita normale. Porno combattendo direttamente, svolgevano un ruolo estremamente rischioso e indispensabile, senza il quale la rete partigiana non avrebbe potuto esistere. In quel periodo, Tina entra anche nella democrazia cristiana, segnando già un passaggio importante. La resistenza non è solo l'ottarmata, ma anche costruzione politica del futuro. Quando la guerra finisce, l'Italia non è semplicemente libera, è un paese da ricostruire materialmente e istituzionalmente. Ed è qui che Tina Selmi entra in una nuova fase della sua vita, quella dell'impegno politico e sociale. Diventa insegnante, ma allo stesso tempo inizia un lungo percorso nel sindacato, si occupa di lavoratrici, di diritti, di condizioni di lavoro spesso durissime, in particolare nei settori industriali femminili. È un impegno concreto, lontano dai riflettori, ma fondamentale in un'Italia in cui il lavoro femminile è ancora spesso marginalizzato o sottopagato. Negli anni successivi entra stabilmente nella vita politica nazionale come deputata della democrazia cristiana occupandosi di lavoro, sanità, politiche sociali, famiglia, diritti. Anselmi si muove dentro i meccanismi istituzionali cercando di modificarli dall'interno. Il punto di svolta arriva nel 1976 quando diventa ministro del lavoro e della previdenza sociale. È un passaggio storico. È la prima donna nella storia della repubblica italiana a ricoprire una carica ministeriale. In quei anni portavanti politiche legate alla parità salariale, fra uomo e donna e alla tutela dei lavoratori, sempre con una particolare attenzione alle disugueigianze di genere nel mondo del lavoro. Successivamente diventa anche ministero della sanità. In questo ruolo si trova al centro di una delle trasformazioni |
| 36:06.0 | più importanti dello stato sociale italiano, la nascita del Servizio Sanitario Nazionale. È un cambiamento radicale che mira a rendere l'assistenza sanitaria, universale e pubblica. In questo contesto vengono anche rimosse dal mercato numerose pratiche e farmaci ritenuti, inefficaci o pericolosi. Ma la sua attività politica non si limita alle riforme tecniche. È anche una figura profondamente legata a scelte, etiche e civili complesse. Tina un selmi prima donna ministro in Italia firma la legge 194 del 22 maggio 1978 che legalizza l'aborto, pure essendo personalmente contraria per convinzioni cattoliche. D'Aministra della San decide di fermare per rispetto della volontà popolare e della democrazia e per evitare i rischi dell'aborto clandestino. Per concludere, in bellezza, Tina Selmi, nei anni 80, ha avuto anche un ruolo decisivo nello smaschierare uno dei più gravi scandali della storia della repubblica italiana, quello della Loggia Massonica P2. La P2 era fondamentalmente una Loggia Massonica, una rete segreta di potere che riuniva al suo interno figure molto affluenti politici, alti ufficiali dell'esercito, membri dei servizi segreti, imprenditori, banchieri e giornalisti. Questa rete influenzava e controllava le istituzioni dell'ostato dall'interno, agirando le regole democratice. Era praticamente uno stato nello stato, un sistema parallelo che operava nell'ombra, con l'obiettivo di orientare la politica, l'informazione e gli equilibri di potere del paese. Nel 1981, Tina Nselmi viene nominata Presidente della Commissione parlamentare d'Inchiesta sulla P2. È un incadrico estremamente delicato perché significa indagare proprio su quelle persone potenti che occupavano ruoli chiave nelle istituzioni. Il suo lavoro consiste nel raccogliere documenti, analizzare prove, interrogare testimonie e ricostruire l'intera rete, che ne faceva parte quali erano gli obiettivi in che modo perava. Non è un indagine semplice, in contrarresistenze, silenzi, minacce e pressioni. Ma nonostante questo, Anselmi, porta avanti il lavoro con grande determinazione e rigore, riuscendo a fare mergere la reale portata del fenomeno. Da questa esperienza nasce anche una conseguenza concreta, la legge del 1982 nota come legge anselli, che bieta le associazioni segrete che interferiscono con il funzionamento delle stituzioni. In questo modo la suaazione non si limita a denunciare un problema, ma contribuisce a creare strumenti per impedirne i ripetersi. Una donna eccezionale. Tra l'altro ti consiglio di cercare delle interviste su YouTube. Fortunatamente pieno di interviste, atti non selmi, anche sulla loggia massonica, te le consiglio perché sono molto molto interessanti. Comunque, non so se conoscevi queste donne, quattro donne di cui non si parla molto spesso. Quando ho pensato a questo episodio, ho pensato che magari avrei parlato di Ritalia di Montalcini, Maria Montessori, Samanta Cristo foretti, etc., etc. Ma poi ho deciso di parlare di donne che hanno apportato un cambiamento forse meno conosciuto o meno celebrato, ma più che fondamentale. Se d'accordo, comunque per concludere ti chiedo quale storia ti ha lasciato di più il segno e poi soprattutto ti vengono in mente nomi di donne particolarmente influenti quando pensi alla storia |
| 40:47.8 | del tuo paese, fa me lo sapere con un commento. Io ti saluto, grazie per l'ascolto e alla prossima. Ciao! |
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